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Packaging, il futuro è bio e “circolare”

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Packaging, il futuro è bio e “circolare”

L’introduzione di nuovi packagin bio based ridurrebbe i rifiuti e renderebbe ancora più virtuose le due maggiori filiere della raccolta differenziata: carta e organico.

Se tutti concordano nel dire che il futuro del packaging deve essere green partigiane sono invece le soluzioni per arrivare a questo risultato.

Secondo una ricerca condotta da Francesco Bertolini dell’Università Bocconi di Milano su commissione di Club carta e cartoni di Comieco e Novamont e presentata a Cosmofood di Vicenza, l’introduzione di nuovi packagin bio based (a base cellusosica e di bioplastica), al posto di quelli in plastica, ridurrebbe i rifiuti e renderebbe ancora più virtuose le due maggiori filiere della raccolta differenziata: carta e organico.

Per quanto riguarda la prima incrementerebbe il tasso di riciclo di carta e cartone che attualmente è rispettivamente dell’80 e 89%, mentre l’utilizzo di imballaggi che possono essere conferiti insieme agli alimenti scaduti nella raccolta dell’umido consentirebbe, nei Paesi oggetto dello studio (Italia, Francia, Uk), di sottrarre alle discariche quasi 900 mila tonnellate di packaging, tra uso domestico e scarto della gdo, e di indirizzarlo nella filiera del compost e favorirebbe un aumento nell’uso di carta pari a circa 588mila tonnellate e un aumento del mercato delle bioplastiche pari a oltre 121mila tonnellate.

I packaging bio based potrebbero inoltre ridurre le presenze di materiali estranei nella raccolta differenziata della carta e dell’organico con significativi risparmi di costi di smaltimento (22 milioni di euro per la frazione carta e fino a 56 milioni di euro per l’organico).

Il packaging sostenibile e circolare va inoltre a soddisfare la crescente offerta di prodotti biologici, vegani e vegetariani dai quali i consumatori si attendono un imballo coerente.

Alte quindi le potenzialità del mercato: in Italia le vendite di questi segmenti merceologici, e dei relativi packaging, hanno registrato nel 2015 un incremento a due cifre: +17% le bevande sostitutive del latte, +24% i formaggi di soia, +38% le zuppe di verdure pronte.

Questi trend si riscontrano anche nel resto d’Europa e in Francia e Regno Unito: Oltralpe la spesa per i prodotti alimentari biologici confezionati ha raggiunto i 2 miliardi di dollari nel 2014 e nel Regno Unito la spesa per i prodotti etici (biologici, vegetariani, del commercio equo-solidale) ha raggiunto gli 8,4 miliardi di sterline nel 2013 (l’8,5% della spesa alimentare domestica).

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